Il marchesato di Orani
Il villaggio di Orani apparteneva alla curatoria di Dore che, insieme alla contigua curatoria di Bitti, fu concessa nel 1335 dal re d’Aragona a Giovanni d’Arborea. Quando scoppiò la guerra tra Pietro IV e Mariano IV giudice dell’Arborea, i territori furono occupati dalle truppe giudicali e messi a ferro e fuoco. Al termine del conflitto che vide gli iberici vincitori nel 1410, le due curatorie furono concesse dal luogotenente generale a Nicolò Turrugiti in feudo more Italiae. I suoi discendenti vendettero il feudo nel 1430 al marchese di Oristano che lo inglobò tra i suoi possedimenti. Estintisi i Cubello nel 1470 passarono a Leonardo Alagon al quale furono sequestrati nel 1477 quando si rese colpevole di tradimento. I territori vennero allora riconosciuti ai Carroz quali discendenti di Giovanni d’Arborea. Quando, solo due anni dopo, anche la nobile casata dei Carroz si estinse, l’intero loro patrimonio passò ai Maça de Liçana per il matrimonio di Beatrice Carroz con Pietro, i quali ottennero, nel 1505, che il feudo fosse trasformato in allodio. Alla morte dell’ultimo Maça de Liçana, seguì una lunga lite per la divisione dell’eredità che si concluse solo nel 1571 con il passaggio delle due curatorie di Dore e Bitti alla famiglia Portugal alla quale furono riconosciute anche la Gallura Gemini e il Taras. Anna Portugal, che nel 1584 aveva sposato Rodrigo De Silva, ottenne l’8 marzo 1616 il titolo di marchesa di Orani, come riconoscimento per i servigi che sua padre aveva reso alla Corona. I suoi discendenti De Silva unificarono nel 1630 tutti i territori in un’unica amministrazione, facendo di Orani il capoluogo del feudo dove abitualmente risiedeva il “regidor”. Intanto nel 1689 Orani e il suo feudo furono incorporati al patrimonio della casa ducale di Hijar. Nel 1744 il feudo fu confiscato dai Savoia per ragioni politiche e solo nel 1754 tornò nelle mani della famiglia De Silva y Portugal con la nuova investitura alla vedova di Isidro Fadrique, donna Prudenziana de Puerto Carrero. Il feudo fu nuovamente confiscato, stavolta per debiti, nel 1830 e qualche anno più tardi il governo piemontese procedette al riscatto, le cui operazioni si conclusero effettivamente solo nel 1848.

